Per una ragazza pugliese, con una laurea in medicina in tasca e il cuore pieno di determinazione, la scelta di puntare su una carriera oltre confine è sembrata da subito la soluzione ideale. Si chiama Flavia Pagano, è ginecologa, e oggi lavora in un grande ospedale a Berna, nel cuore della Svizzera. La sua voce ferma e gentile ha raccontato un viaggio che è molto più di una semplice migrazione professionale: è la storia di un sogno che si realizza, con ostacoli, scelte coraggiose e una visione chiara della medicina e della vita.
L’idea della Germania poi la scelta di andare in Svizzera
Flavia ha studiato all’Università di Foggia insieme al suo compagno. All’inizio, pensavano alla Germania come destinazione per costruire una carriera. Ma una conversazione casuale con un paziente, mezzo italiano e mezzo svizzero, ha cambiato tutto. «La Svizzera è vicina, il clima è più mite, e il sistema di assunzione è più snello», racconta. Così, la decisione è maturata quasi naturalmente: Berna sarebbe diventata la loro nuova casa. Partire a vent’anni è un’avventura; partire a trenta è una scelta ponderata, piena di dubbi e responsabilità. Ma Flavia ha scelto di provarci, e oggi guarda indietro con orgoglio.
Verso la specializzazione: rigore e concretezza
La Svizzera non è l’Italia. Non ci sono concorsi nazionali, ma candidature, colloqui e contratti a tempo determinato. «All’inizio firmi per un anno, con tre mesi di prova. E ogni anno può essere l’ultimo se non dimostri di valere», dice Flavia. È una gavetta impegnativa, ma offre spazio al merito.
Per la ginecologia e ostetricia, servono almeno due anni in un ospedale universitario, e bisogna documentare ogni intervento in un “logbook”: cesarei, laparoscopie, visite. Alla fine, due esami scritti e un orale di un’ora su tutto lo scibile della disciplina.
Un percorso che mette sotto pressione, ma forma medici pronti. «Qui ti buttano subito nella pratica, anche con simulazioni e attori che interpretano i pazienti. È un approccio molto diverso da quello italiano che è più teorico».
Parlare la lingua dei pazienti
Per lavorare in Svizzera non basta la laurea. Serve conoscere le lingue. «Il tedesco o il francese sono fondamentali, anche se l’italiano è una delle lingue ufficiali», racconta Flavia. A Berna, per esempio, si parlano entrambe. Per questo, suggerisce ai giovani di arricchire il proprio percorso con esperienze all’estero, come l’Erasmus, per aprire mente e orecchie a culture diverse.
Stipendi più alti, ma le donne pagano di più la sanità
«È vero, si guadagna di più» ammette Flavia. Un medico in Svizzera lavora circa 50 ore a settimana, ma viene retribuito in modo proporzionale. «E si riesce anche a risparmiare». Tuttavia, il costo della vita è alto, e ogni residente è obbligato ad avere un’assicurazione sanitaria privata, ovvero la famosa cassa malati». Una soluzione che pesa nelle taste degli svizzeri in modo importante «I costi possono arrivare anche a 700 franchi al mese. Le donne, a parità d’età, pagano circa cento franchi in più degli uomini. Questo perché si prevede che avranno più bisogno di cure, per esempio per una gravidanza».
Le liste d’attesa esistono, ma sono rapide: due o tre mesi per una risonanza magnetica. E in caso di urgenza, si viene visitati nel giro di una settimana.
Un sistema da cui imparare
«Il sistema funziona bene, è molto efficiente – dice Flavia -. Ma il costo dell’assicurazione sanitaria è davvero alto». Se l’Italia volesse copiare qualcosa dalla Svizzera, Flavia consiglierebbe di iniziare dalla formazione, offrendo agli studenti la possibilità di scegliere la sede della specializzazione, eliminando il concorso nazionale. «I medici italiani sono fortissimi nella ricerca, e questo all’estero è molto apprezzato. Ma servirebbe più pratica, più contatto con i pazienti fin dall’inizio».
Il messaggio di Flavia
«Non fermatevi. Se avete un sogno, cercate la strada per realizzarlo, anche se non è la più semplice – questo il messaggio di Flavia che aggiunge: – Per Flavia, essere medico è una vocazione, ma anche una scelta che richiede coraggio, lingua e visione». Oggi, da una sala operatoria svizzera, la ragazza partita dalla Puglia guarda avanti con determinazione, ma con il cuore sempre legato all’Italia.