{"id":6525,"date":"2026-01-22T18:10:28","date_gmt":"2026-01-22T18:10:28","guid":{"rendered":"https:\/\/aremiem.com\/terapia-del-dolore-tra-tecnica-e-dignita-lesperienza-di-alexandre-forneris-in-svizzera\/"},"modified":"2026-01-22T18:10:28","modified_gmt":"2026-01-22T18:10:28","slug":"terapia-del-dolore-tra-tecnica-e-dignita-lesperienza-di-alexandre-forneris-in-svizzera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/aremiem.com\/fr\/terapia-del-dolore-tra-tecnica-e-dignita-lesperienza-di-alexandre-forneris-in-svizzera\/","title":{"rendered":"Terapia del dolore, tra tecnica e dignit\u00e0: l&rsquo;esperienza di Alexandre Forneris in Svizzera"},"content":{"rendered":"<p>C&rsquo;\u00e8 un dolore che non passa con i farmaci, che non si risolve con un&rsquo;operazione. \u00c8 quello dei pazienti cronici: lombosciatalgie che durano anni, artrosi avanzate, neuropatie che mandano scosse elettriche agli arti senza tregua. Persone che non possono pi\u00f9 essere operate, troppo fragili, troppo anziane, o semplicemente perch\u00e9 non c&rsquo;\u00e8 pi\u00f9 niente da riparare. Per loro, la medicina ha sviluppato un&rsquo;altra strada: la terapia del dolore interventistica, quella che non elimina il problema, ma rende la vita vivibile.   <\/p>\n<p>Alexandre Forneris, 42 anni, nato in Belgio ma cresciuto ai Castelli Romani, di questo dolore si occupa ogni giorno all&rsquo;Ospedale del Vallese, a Martigny, tra le Alpi svizzere. Specializzato in Anestesia e Rianimazione al <a href=\"https:\/\/www.policlinicoumberto1.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Policlinico Umberto I<\/a> della Sapienza di Roma, con un passaggio formativo in Francia, ha scelto di completare il suo percorso in terapia del dolore in Svizzera. Assunto all\u2019Ospedale di Morges nel 2017, prosegue la sua carriera e la formazione in terapia del dolore nel 2019 presso l\u2019<a href=\"https:\/\/www.valaishospital.ch\/valais-hospital\/sites\/martigny\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ospedale di Martigny<\/a>, dove completa la formazione SSIPM in terapia del dolore interventistica e dove lavora attualmente.  <\/p>\n<p>Tra sala operatoria e ambulatorio, Forneris ha imparato a conoscere due sistemi sanitari profondamente diversi. E ora pu\u00f2 raccontarli dall&rsquo;interno: il rispetto delle norme assicurative integrato con le scelte cliniche, la flessibilit\u00e0 dei contratti che in Italia resta un miraggio, il rapporto pubblico-privato, persino come si affronta la morte. <\/p>\n<p><strong>Dottor Forneris, partiamo dall&rsquo;inizio: perch\u00e9 la Svizzera per approfondire gli studi sulla terapia del dolore?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIn Svizzera ho trovato una formazione specifica, strutturata, sulla terapia del dolore interventistica. Dopo la tesi di specializzazione avevo le idee chiare: volevo andare oltre la gestione farmacologica del dolore cronico e imparare le tecniche mini-invasive, quelle che ti permettono di intervenire direttamente sulle strutture nervose per ridurre la percezione del dolore. In Italia pochi centri offrono questo tipo di percorso completo\u201d.  <\/p>\n<p><strong>Appena entrato in un ospedale svizzero, qual \u00e8 stata la prima differenza che ha percepito rispetto all&rsquo;Italia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa flessibilit\u00e0 contrattuale. Non \u00e8 una questione secondaria: cambia proprio il modo in cui vivi la professione. In Svizzera il part-time \u00e8 una realt\u00e0 concreta anche per i medici, non un&rsquo;eccezione burocratica da negoziare con mille difficolt\u00e0. Puoi modulare il tuo tempo di lavoro in base alle tue esigenze, costruire collaborazioni parallele, dedicarti a progetti di ricerca o semplicemente avere una vita privata.   <\/p>\n<p>Conosco colleghi che lavorano tre giorni a settimana per stare di pi\u00f9 con i figli, altri che combinano clinica, insegnamento e attivit\u00e0 privata. I turni sono mediamente pi\u00f9 gestibili, meno massacranti. Tutto questo incide enormemente sull&rsquo;equilibrio vita-lavoro, che in Italia per molti medici ospedalieri \u00e8 pi\u00f9 complicato\u00bb.  <\/p>\n<p><strong>In Italia pubblico e privato sono universi separati, spesso in conflitto. Come funziona in Svizzera? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon c&rsquo;\u00e8 questa frattura ideologica. Qui \u00e8 normale lavorare contemporaneamente in ospedale e avere un&rsquo;attivit\u00e0 privata parallela, salvo che la struttura non ti chieda esplicitamente l&rsquo;esclusivit\u00e0 contrattuale. Ma anche in quel caso, spesso dopo qualche anno puoi negoziare una percentuale di attivit\u00e0 esterna. In Italia chi lavora nel pubblico ha vincoli molto pi\u00f9 rigidi, sia economici che contrattuali. Il risultato \u00e8 che molti bravi medici lasciano il pubblico per dedicarsi solo al privato, impoverendo il servizio sanitario nazionale. In Svizzera questo drenaggio \u00e8 meno drammatico perch\u00e9 i due mondi convivono e si integrano\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Questa flessibilit\u00e0 \u00e8 solo un \u00ab\u00a0comfort\u00a0\u00bb personale o cambia qualcosa anche nella qualit\u00e0 del lavoro clinico?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCambia eccome. Riduce lo stress cronico, che \u00e8 uno dei fattori principali di burnout medico, e ti permette di costruire un percorso professionale coerente con le tue ambizioni. Non sei costretto a scegliere tra carriera e vita privata come fosse una condanna. Alcuni colleghi scelgono consapevolmente di lavorare meno ore per essere pi\u00f9 presenti in famiglia, senza essere penalizzati o ghettizzati. Altri combinano clinica, ricerca e formazione per crescere professionalmente. Non \u00e8 solo benessere individuale: \u00e8 sostenibilit\u00e0 del sistema. Un medico che lavora meglio, fa meno errori, \u00e8 pi\u00f9 empatico con i pazienti\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E il personale sanitario? In Italia parliamo continuamente di carenze croniche, ospedali al collasso, infermieri che emigrano. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abAnche qui manca personale, ma la carenza riguarda soprattutto le figure del comparto: infermieri, tecnici di radiologia, ferristi di sala operatoria, operatori socio-sanitari. I medici invece non mancano, anche perch\u00e9 la Svizzera ha una politica di reclutamento attivo dall&rsquo;estero: tedeschi, italiani, francesi, libanesi&#8230; Gli ospedali svizzeri sono ambienti profondamente multiculturali, questa variet\u00e0 \u00e8 ormai la norma\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Lei lavora molto sul dolore cronico. La terapia del dolore in Svizzera ha uno spazio diverso rispetto all&rsquo;Italia? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, molto. Qui esistono numerose cliniche del dolore dedicate anche ai pazienti non oncologici, che in Italia sono trascurati o sottovalutati. Il caso pi\u00f9 frequente \u00e8 la lombalgia cronica, che pu\u00f2 portare a invalidit\u00e0 permanente e a un deterioramento drammatico della qualit\u00e0 di vita. Noi offriamo soluzioni interventistiche \u00ab\u00a0meno convenzionali\u00a0\u00bb.   <\/p>\n<p>Sono tecniche che riducono la percezione del dolore quando non puoi correggere la causa alla radice \u2013 per esempio una colonna vertebrale ormai troppo degenerata \u2013 e vuoi evitare chirurgie invasive ad alto rischio. Non \u00e8 magia e non funziona sempre: spesso non elimini il dolore, ma lo riduci abbastanza da permettere al paziente di camminare di nuovo, di dormire, di vivere con dignit\u00e0. \u00c8 un obiettivo pi\u00f9 modesto della guarigione, ma per questi pazienti \u00e8 un importante traguardo\u00bb.  <\/p>\n<p><strong>Che tipo di pazienti vede nel suo ambulatorio?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMolti geriatrici che non possono essere operati: anziani con artrosi di ginocchio avanzate, ma con un cuore che non reggerebbe l&rsquo;anestesia o la reabilitazione post operatoria; pazienti con artrosi importanti e ossa troppo fragili per un intervento di protesi; dolori muscoloscheletrici cronici, anche in sportivi. E poi situazioni meno frequenti particolari: amputati con dolore da arto fantasma, fibromialgie o algoneurodistrofie. E, sempre pi\u00f9 spesso, pazienti con comorbidit\u00e0 psichiatriche importanti, dove il dolore si intreccia con depressione, disturbi d&rsquo;ansia, disturbi somatoformi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La gestione dei pazienti con problemi psichiatrici \u00e8 diversa tra Italia e Svizzera?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPer quanto riguarda la terapia del dolore, ad esempio qui i pazienti sono seguiti in collaborazione con gli psichiatri. \u00c8 un lavoro di squadra: bisogna distinguere quanto del dolore sia legato alla patologia psichiatrica \u2013 e quindi richieda soprattutto un trattamento psicofarmacologico e psicoterapeutico \u2013 e quanto invece derivi da un problema somatico reale, magari sottovalutato: un&rsquo;artrosi, un&rsquo;artrite, una neuropatia. <\/p>\n<p>Il rischio, soprattutto per i medici di medicina generale e di alcuni specialisti che hanno poco tempo a disposizione, \u00e8 di ricondurre tutto alla componente psichiatrica. Invece serve tempo, multidisciplinarit\u00e0, e eventualmente opzioni terapeutiche mini-invasive, proprio perch\u00e9 sono pazienti delicati che non tollerano cure farmacologiche pesanti e il ricorso alla chirurgia deve essere valutato con pi\u00f9 attenzione\u00bb. <\/p>\n<p><strong>Parliamo di formazione medica. Quali sono le differenze sostanziali tra i due Paesi? <\/strong><\/p>\n<p>\u00abDipende da cosa guardi. L&rsquo;universit\u00e0 italiana, per bagaglio teorico e tradizione di ricerca biomedica, resta solidissima. La ricerca italiana produce ancora lavori di altissimo livello. \u00c8 un patrimonio enorme e dovremmo difenderlo con pi\u00f9 forza. La Svizzera, invece, \u00e8 molto pi\u00f9 orientata alla pratica clinica: chi esce dalla formazione svizzera ha spesso un bagaglio operativo, di abilit\u00e0 manuali e decisionali, superiore.    <\/p>\n<p>Qui esistono esami pratici strutturati, gli<a href=\"https:\/\/pmc.ncbi.nlm.nih.gov\/articles\/PMC3191703\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> OSCE \u2013 Objective Structured Clinical Examinations<\/a> \u2013 con simulazioni cliniche realistiche: attori addestrati che simulano sintomi, anamnesi complesse, situazioni di emergenza. Tu devi ragionare in tempo reale, fare diagnosi, gestire il paziente. \u00c8 una sorta di stress test clinico. E i tirocini sono impegnativi fin da subito, ma anche retribuiti dignitosamente e integrati nel lavoro quotidiano: non sei uno studente che guarda, sei parte del team\u00bb.   <\/p>\n<p><strong>Dal punto di vista del lavoro quotidiano in ospedale: cosa funziona meglio in Italia?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNel pubblico italiano, dalla mia esperienza ho notato un approccio pi\u00f9 collaborativo tra colleghi medici. Meno competizione interna, meno individualismo. Forse perch\u00e9 molte strutture pubbliche italiane, pur con tutti i loro problemi, non ragionano primariamente in termini di fatturazione e bilanci economici. In Svizzera c&rsquo;\u00e8 una privatizzazione pi\u00f9 marcata del sistema: gli ospedali pubblici devono comunque far quadrare i conti, rientrare nelle cifre concordate con le assicurazioni, essere sostenibili economicamente. Questo pu\u00f2 aumentare una certa competizione tra reparti, tra specialisti, tra centri. Non \u00e8 negativo in s\u00e9, ma crea dinamiche diverse\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quindi il peso dell&rsquo;economia nelle scelte cliniche \u00e8 maggiore in Svizzera?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abNon direi che influenza direttamente le scelte cliniche nel senso della diagnosi \u2013 quello \u00e8 comunque un principio intoccabile \u2013 ma pesa molto il contesto assicurativo. Il sistema sanitario svizzero si basa sui rimborsi dati da assicurazioni private: ogni prestazione deve essere documentata, giustificata, codificata correttamente per essere rimborsata dall&rsquo;assicurazione. I controlli sono stringenti e rigidi. Se sbagli la codifica, il rimborso pu\u00f2 essere negato. Questo comporta una meticolosa burocrazia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dal punto di vista del paziente: l&rsquo;accesso alle cure \u00e8 pi\u00f9 facile o pi\u00f9 difficile?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 diverso, difficile fare confronti netti. La spesa sanitaria svizzera \u00e8 molto alta e negli ultimi anni si parla moltissimo degli aumenti vertiginosi dei premi assicurativi, che per molte famiglie o pensionati, possono diventare un peso difficile da sostenere. Per\u00f2 il potere d&rsquo;acquisto medio \u00e8 pi\u00f9 alto che in Italia.  <\/p>\n<p>La differenza sostanziale \u00e8 che ci sono molti tipi di cure fisiche (fisioterapia., lergoterapia, terapie occupazionali balmoterapia) che in Italia non sono coperte dal sistema sanitario nazionale e ne dalle assicurazioni. In Svizzera s\u00ec. Questi trattamenti su alcune condizioni, patologie o nel post operatorio, per garantire un buon esito chirurgico, possono fare la differenza\u00bb.  <\/p>\n<p><strong>Tema delicato: il fine vita. Lei ha raccontato che in Svizzera le richieste dei pazienti sono pi\u00f9 esplicite. <\/strong><\/p>\n<p>\u00abQui non \u00e8 un tab\u00f9 parlare apertamente, gi\u00e0 durante i ricoveri ordinari, di cosa il paziente vuole che accada in caso di peggioramento delle condizioni cliniche: rianimazione cardiopolmonare, intubazione, dialisi, tracheostomia, nutrizione artificiale. I pazienti \u2013 soprattutto quelli anziani o con patologie croniche gravi \u2013 scelgono preventivamente cosa fare e le loro volont\u00e0 vengono registrate in cartella clinica tramite direttive anticipate, quando il paziente \u00e8 ancora lucido e capace di intendere. <\/p>\n<p>Questo alleggerisce enormemente il peso delle decisioni nei momenti critici, quando magari il paziente non \u00e8 pi\u00f9 in grado di esprimersi. Per quanto riguarda il suicidio assistito, in Svizzera la legge lo consente a determinate condizioni, anche per cittadini stranieri. Esistono associazioni come <a href=\"https:\/\/www.exit.ch\/it\/italienisch\/chi-e-exit\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Exit<\/a> che accompagnano queste scelte, ovviamente dopo valutazioni mediche approfondite, certificazione di capacit\u00e0 di discernimento, colloqui psicologici.  <\/p>\n<p>Non \u00e8 un processo rapido n\u00e9 superficiale. La persona deve essere affetta da una malattia incurabile, soffrire in modo insopportabile, e deve essere in grado di compiere l&rsquo;atto finale autonomamente. <\/p>\n<p>(<em>Ndr<\/em> In Italia il quadro normativo \u00e8 ancora in evoluzione. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale 242\/2019 sul caso Cappato-Antoniani, \u00e8 stato chiarito che l&rsquo;aiuto al suicidio non \u00e8 punibile solo a condizioni molto specifiche: malattia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, capacit\u00e0 di prendere decisioni libere e consapevoli. Ma tutto deve avvenire all&rsquo;interno del Servizio Sanitario Nazionale, con verifiche rigorose da parte di comitati etici territoriali)\u00bb.  <\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Leggi anche: <a style=\"color: #ff0000;\" href=\"https:\/\/aremiem.com\/fr\/giorgio-di-benedetto-il-medico-di-famiglia-che-non-voleva-andare-in-pensione-ed-e-volato-in-francia-per-lavorare-ancora\/\">Il medico di famiglia che non voleva andare in pensione<\/a><\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong>Una cosa che la Svizzera dovrebbe imparare dall&rsquo;Italia e una che l&rsquo;Italia dovrebbe imparare dalla Svizzera?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDall\u2019Italia, sicuramente la cultura della collaborazione nel pubblico e la solidit\u00e0 della formazione teorica universitaria. Abbiamo una tradizione di ricerca biomedica che \u00e8 un patrimonio enorme. \u00c8 un orgoglio nazionale che dovremmo proteggere e finanziare meglio.  <\/p>\n<p>Dalla Svizzera, l&rsquo;Italia dovrebbe imparare l&rsquo;approccio pratico alla formazione medica e soprattutto la flessibilit\u00e0 lavorativa. Dare ai medici la possibilit\u00e0 di modulare il proprio tempo di lavoro, di combinare meglio pubblico e privato, renderebbe la professione pi\u00f9 sostenibile. E alla lunga, proteggerebbe anche la qualit\u00e0 delle cure\u00bb.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&rsquo;\u00e8 un dolore che non passa con i farmaci, che non si risolve con un&rsquo;operazione. \u00c8 quello dei pazienti cronici: lombosciatalgie che durano anni, artrosi avanzate, neuropatie che mandano scosse elettriche agli arti senza tregua. Persone che non possono pi\u00f9 essere operate, troppo fragili, troppo anziane, o semplicemente perch\u00e9 non c&rsquo;\u00e8 pi\u00f9 niente da riparare. 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