{"id":6359,"date":"2025-11-10T18:35:31","date_gmt":"2025-11-10T18:35:31","guid":{"rendered":"https:\/\/aremiem.com\/dai-trapianti-dorgano-alla-bioingegneria-la-sfida-del-chirurgo-manuela-cesaretti-tra-ricerca-e-medicina-tech\/"},"modified":"2025-11-10T18:35:31","modified_gmt":"2025-11-10T18:35:31","slug":"dai-trapianti-dorgano-alla-bioingegneria-la-sfida-del-chirurgo-manuela-cesaretti-tra-ricerca-e-medicina-tech","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/aremiem.com\/fr\/dai-trapianti-dorgano-alla-bioingegneria-la-sfida-del-chirurgo-manuela-cesaretti-tra-ricerca-e-medicina-tech\/","title":{"rendered":"Dai trapianti d&rsquo;organo alla bioingegneria: la sfida del chirurgo Manuela Cesaretti, tra ricerca e medicina tech"},"content":{"rendered":"<p>Nella sua carriera ha sempre unito competenza clinica, esperienza internazionale e una spiccata impronta tech della medicina. Oggi la <g id=\"gid_0\">dottoressa Manuela Cesaretti, <\/g>chirurgo di 42 anni di Pitigliano, porta avanti con successo <g id=\"gid_1\">due importanti start-up innovative<\/g> che mirano a rivoluzionare il trattamento delle<g id=\"gid_2\"> patologie legate al fegato<\/g>. Laureata all\u2019<g id=\"gid_3\">Universit\u00e0 di Siena<\/g>, specializzata in Chirurgia Generale tra Genova e la Francia, Manuela Cesaretti \u00e8 una specialista nel campo dei<g id=\"gid_4\"> trapianti di fegato<\/g>. Dal 2023 \u00e8 tornata in <strong>Italia<\/strong>, portando con s\u00e9 un bagaglio di esperienze cliniche e di ricerca che spaziano fino alla creazione di<strong> start-up biomedicali<\/strong> dedicate all\u2019ottimizzazione dei trapianti d\u2019organo.   <\/p>\n<h2><strong><b>Dottoressa, lei ha studiato e si \u00e8 specializzata nei trapianti di fegato in Francia per un decennio. <\/b><\/strong><\/h2>\n<p>\u00abDurante la specializzazione ho avuto l\u2019opportunit\u00e0 di trasferirmi in Francia, dove ho completato la formazione e lavorato per nove anni. Qui mi sono dedicata in particolare ai trapianti di fegato. Ora invece sono in pianta stabile all\u2019ospedale San Camillo di Roma, sempre nel campo dei trapianti d\u2019organo\u00bb.<\/p>\n<h2><strong><b>Cosa l\u2019ha spinta a lasciare l\u2019Italia e poi a rientrare dopo quasi un decennio?<\/b><\/strong><\/h2>\n<p>\u00abQuando sono partita per la Francia sentivo il bisogno di confrontarmi con un sistema sanitario pi\u00f9 dinamico e internazionale e approfondire le mie conoscenze. In Francia ho trovato un ambiente ospedaliero molto coeso, in particolare tra i colleghi medici. Tuttavia, dopo anni all\u2019estero, ho capito di volere indietro la qualit\u00e0 della vita italiana. Cos\u00ec, quando ho avuto l\u2019occasione di rientrare, l\u2019ho colta al volo. L\u2019Italia, nonostante le sue difficolt\u00e0, offre un equilibrio vita-lavoro pi\u00f9 umano e rispettoso\u00bb.<\/p>\n<h2><strong><b>Quali differenze ha riscontrato tra il sistema sanitario francese e quello italiano?<\/b><\/strong><\/h2>\n<p>\u00abIn Francia ci sono meno medici, ma lavorano di pi\u00f9 e guadagnano meglio, anche nel pubblico. Esiste pi\u00f9 rispetto tra colleghi, indipendentemente dal grado o dall\u2019anzianit\u00e0. Per\u00f2 il sistema sanitario si sta spostando verso il privato, i fondi pubblici si stanno riducendo e il modello francese oggi somiglia all\u2019Italia degli anni \u201990. In Italia invece, pur con una burocrazia pi\u00f9 farraginosa, il pubblico \u00e8 ancora solido e il rapporto con il paziente pi\u00f9 umano. In Francia, ad esempio, il paziente non pu\u00f2 chiamare direttamente il medico al telefono: c\u2019\u00e8 una segretaria che filtra le comunicazioni. Da noi il medico si fa carico di tutto, nel bene e nel male\u00bb.<\/p>\n<h2><strong><b>Com\u2019\u00e8 stato il ritorno in Italia dal punto di vista professionale?<\/b><\/strong><\/h2>\n<p>\u00abIl primo impatto \u00e8 stato duro: sono tornata durante il Covid e mi trovavo in Sardegna, comunque lontana da casa. Con il trasferimento a Roma, ho ritrovato un ambiente pi\u00f9 dinamico e aperto all\u2019internazionalit\u00e0. Al San Camillo c\u2019\u00e8 molta attenzione alla formazione e al confronto con esperienze estere, e questo aiuta a mantenere uno standard alto. Oggi vedo un\u2019Italia che sta recuperando terreno, con pi\u00f9 tutele per i medici e una maggiore attenzione al benessere del personale\u00bb.<\/p>\n<h2><strong><b>Proprio in Francia ha avviato due start-up innovative legate ai trapianti di organo. Come sono nate e di cosa si occupano? <\/b><\/strong><\/h2>\n<p>\u00abLe mie start-up &#8211; Stella Surgical e Graft Smart &#8211; nascono tra il 2018 e il 2019, da un progetto sviluppato durante il dottorato in Bioingegneria a Genova, in collaborazione con un ingegnere. L\u2019obiettivo era trasformare un\u2019idea di ricerca in un prodotto utile per la pratica clinica. Entrambe si concentrano sull\u2019ottimizzazione del trapianto d\u2019organo, in particolare del fegato, sviluppando applicazioni e simulatori digitali destinati ai medici e agli infermieri. Gli strumenti permettono di formare il personale sull\u2019uso delle macchine di perfusione, dispositivi che mantengono in vita l\u2019organo dopo l\u2019espianto grazie a un sistema di pompe e circuiti chiusi\u00bb.<\/p>\n<h2><strong><b>Ci spiega meglio il funzionamento dei simulatori che ha ideato?<\/b><\/strong><\/h2>\n<p>\u00abQuando un organo viene espiantato, viene conservato nel ghiaccio prima del trapianto, ma questo limita il tempo utile a circa 12 ore. Le macchine di perfusione mantengono l\u2019organo vitale pi\u00f9 a lungo \u2014 anche 24 ore o pi\u00f9 \u2014 grazie a un flusso continuo di sangue ossigenato. In Italia per\u00f2 sono poco diffuse: ci sono una trentina di centri trapianti e i costi per ogni macchina, con i consumabili, superano i 30.000 euro al mese. Con i nostri simulatori digitali ricreiamo il comportamento delle macchine reali, cos\u00ec i medici possono esercitarsi, imparare a riconoscere errori o segnali d\u2019allarme e migliorare la gestione dell\u2019organo, durante l&rsquo;iter per il trapianto, senza rischi per i pazienti\u00bb.<\/p>\n<h2><strong><b>Ha sviluppato anche un\u2019app che valuta la qualit\u00e0 del fegato su cui effettuare un trapianto. Come funziona? <\/b><\/strong><\/h2>\n<p>\u00abS\u00ec, \u00e8 nata come progetto di tesi. L\u2019app permette, tramite una foto intraoperatoria dell\u2019organo, di stimare in modo non invasivo la quantit\u00e0 di grasso presente nel fegato, cio\u00e8 la steatosi. Questo dato \u00e8 fondamentale per stabilire se l\u2019organo \u00e8 idoneo al trapianto. Oggi il metodo standard \u00e8 la biopsia, che \u00e8 invasiva e poco rappresentativa: analizza infatti solamente una sezione microscopica di un organo tridimensionale. Con l\u2019app, invece, l\u2019analisi \u00e8 colorimetrica e istantanea e si riducono cos\u00ec tempi e rischi. L\u2019obiettivo a lungo termine \u00e8 arrivare a un sistema di intelligenza artificiale capace di associare automaticamente ogni organo al ricevente pi\u00f9 compatibile\u00bb.<\/p>\n<h2><strong><b>Quali prospettive vede per il futuro dei trapianti e della chirurgia epatica?<\/b><\/strong><\/h2>\n<p>\u00abCredo che il futuro passi inevitabilmente dall\u2019integrazione tra chirurgia, dati e tecnologia. L\u2019Italia ha eccellenze straordinarie, ma deve imparare a valorizzarle. Le macchine di perfusione, i simulatori e le app di analisi non devono restare strumenti in mano a pochi centri: dovrebbero diventare parte integrante della formazione e della pratica clinica. E poi serve investire nei giovani medici: chi resta in Italia deve poter crescere senza sentirsi penalizzato rispetto all\u2019estero\u00bb.<\/p>\n<h2><strong><b>Un consiglio ai giovani medici che sognano una carriera medica internazionale?<\/b><\/strong><\/h2>\n<p>\u00abAndate all\u2019estero, fate esperienza, imparate tutto ci\u00f2 che potete. Ma ricordate che l\u2019Italia ha ancora tanto da offrire, soprattutto in termini di umanit\u00e0 e qualit\u00e0 della vita. Alla fine, anche il miglior chirurgo ha bisogno di un luogo dove sentirsi a casa\u00bb.<\/p>\n<p><em><strong>Laura Alteri<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella sua carriera ha sempre unito competenza clinica, esperienza internazionale e una spiccata impronta tech della medicina. 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